El hoyo (2019)

di Galder Gaztelu-Urrutia

con Ivan Massagué, Zorion Eguileor, Antonia San Juan, Emilio Buale

La storia di questo film spagnolo è di quelle che fanno subito drizzare le antenne e che si inserisce nel filone di pellicole nelle quali un gruppo di persone si trova imprigionato in un luogo con l’obiettivo di cercare di sopravvivere osservando, suo malgrado, una serie di regole. In questo caso il luogo è il buco del titolo, una colossale torre in cemento armato con uno spazio rettangolare nel mezzo – all’interno del quale scorre una piattaforma – e suddivisa in piani, ognuno dei quali è occupato da due persone.

Sopra la piattaforma, ogni giorno, viene posizionato del cibo squisito, reso disponibile per pochi minuti a ogni piano. Ovviamente chi popola i livelli più alti ne può mangiare a sazietà mentre chi occupa quelli più bassi (visto che si parla di più di 300 livelli) deve accontentarsi prima degli avanzi, poi delle briciole e infine… di niente. Ogni mese i prigionieri vengono addormentati e si ritrovano a un livello diverso da quello precedente.

Il buco è un po’ The Cube che incontra La grande abbuffata ma soprattutto consente al regista di mettere in luce quanto l’essere umano riesca a essere abietto ed egoista. Gli occupanti dei piani alti, infatti, non mostrano alcun interesse per chi sta sotto e si avventano sul cibo come e peggio di animali affamati, così come quelli che si trovano nei livelli più bassi dimostrano come l’essere umano sia disposto letteralmente a tutto pur di sopravvivere.

Parliamo di un film che non è sempre semplice da sostenere, che alterna scene di individui che si ingozzano ad altre in cui il cannibalismo non è una leggenda da tribù della Papua Nuova Guinea. Le immagini e le situazioni forti a volte fanno distogliere lo sguardo ma vogliono mostrare come l’istinto di sopravvivenza sia più forte di qualunque remora legata a morale e principi. E di come la fame possa abbassare notevolmente l’asticella di quello che si ritiene commestibile o disgustoso.

L’idea alla base de Il buco è originale e le premesse generate dalla prima parte trovano compimento anche nella seconda e in un finale che, contrariamente a quanto spesso succede in produzioni analoghe, non lascia con l’amaro in bocca.

L’opera prima del regista Galder Gaztelu-Urrutia, dunque, è un vero e proprio viaggio nei gironi dell’inferno ma anche una metafora della condizione umana, in cui chi sta in alto nella scala sociale ha tutto e chi in basso sempre meno, soprattutto perché chi può ingozzarsi lo fa senza alcuna considerazione per il prossimo. Il messaggio dovrebbe essere che se non ci si aiuta non si sopravvive. Ma nessuno tra i prigionieri del buco sembra in grado di coglierlo. E fuori dal buco?

 

Voto: 7